Code du Pèlerin

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5ac0de96ed61e644482234a3d6e39e621. La vita cristiana è una marcia alla sequela di Cristo, che ci dice : “Vieni, seguimi !”
Si tratta di “seguire le orme del Nostro Signore Gesù-Cristo”, come non cessa di dirlo Francesco. Ogni vita cristiana è un grande pellegrinaggio con Cristo, e per noi passa sulle strade della tradizione francescana.
Francesco la riassume in un breve “codice del pellegrino” (2 C 59).

2. Una marcia suppone evidentemente una partenza :
“Lascia !…Vendi ciò che hai !”
La primissima esigenza del pellegrino è allora necessariamente la povertà : non installarsi, non appropriarsi. Nessun bagaglio incombrante, nessuna provvista materiale o spirituale…

3. Questa povertà mette alla mercé delle persone.
Bisogna osare chiedere, aspettare dagli altri, accettare, ricevere : “mangiate ciò che vi daranno”… Il pellegrino è un “mendicante dagli altri.”

4. Questa dipendenza suscita in definitiva un’attitudine di gratitudine. Tutto è ricevuto, non come un dovuto ma come un dono gratuito. Questo suscita lo stupore, la meraviglia, la riconoscenza e la gioia profonda.

5. Il pellegrino è teso verso un fine : “ha sete della patria.” Il suo cammino è dinamizzato da una speranza, va verso un fine, la Presenza Vivente che riempie questo Regno, con Gesù va verso il Padre.

6. Il suo viaggio è contrassegnato da luoghi di posta, ma che non sono che delle poste, poichè non c’è un arrivo definitivo qui giù. I fini successivi che gli sono proposti sono delle tappe, dei trampolini verso la meta finale, “i cieli nuovi e la terra nuova”(2P 3, 13). Tutte le buone cose scoperte lungo il cammino (la creazione, le persone…) sono annunci, preparazioni, promesse, anticipi della pienezza che l’attende all’arrivo. Francesco amava la terra come il cammino del Regno. (2C 165)

7. Questa marcia non si fa in solitudine. Il Pellegrino raggiunge sulla strada altri marciatori. Aumenta le fila del Popolo Pellegrino. La sua strada è solidale, fraterna. Sulla strada ci si spalleggia, si condivide le proprie risorse, si avanza insieme, ci si inizia alla gioia d’essere insieme che riempirà il Regno… Ogni incontro è un inizio d’arrivo.

8. Ci sono anche tutti quelli che s’incontrano sulla strada. Come non condividere con loro la Buona Novella. La pace del Regno, sulla quale ha gli occhi fissati, si riflette già sul volto del pellegrino. Il pellegrino diventa un messagero : è “inviato” verso gli uomini. Il vangelo dell’invio in missione nel quale Francesco riconosce la sua vocazione, traccia il codice del pellegrino ; l’ospitalità, la speranza e la pace.

9. Si constata che la vita di Francesco, la sua vita di pellegrino si svolge secondo un duplice movimento :
• Un movimento attraverso il quale si riviene verso il centro per ricaricarsi e rifarsi le forze : ritorno in fraternità dopo la missione (i capitoli”), viaggio a Roma per inserirsi nella Chiesa….
• E un movimento attraverso il quale si è inviati verso l’esterno, verso gli altri, sempre più lontano.
Duplice movimento quello della respirazione, quello del cuore, quello della vita.

10. C’è un legame tra pellegrinaggio della vita e l’Eucaristia :
• L’Eucaristia, pane del cammino, pane quotidiano per la tappa che si deve fare, come la manna giornaliera nel deserto.
• L’Eucaristia anticipazione del banchetto d’arrivo, del pasto di festa che riunirà tutti i pellegrini alla tavola del Padre.
L’Eucaristia riunisce in sè tutto il pellegrinaggio : essa è allo stesso tempo annuncio e inizio di realizzazione, cammino e termine, ” già” e “non ancora”.

11. Il cammino che Cristo invita a prendere al suo seguito è il cammino verso Gerusalemme, il Cammino di Pasquea, quella che attraversa la sofferenza per andare dalla morte alla vita. Come dice Francesco : “passare con lui dalla morte alla vita”, passare da questo mondo al Padre.

12. Al momento di passare da questo mondo al Padre, Gesù inventa la vocazione del pellegrino : il gesto della lavanda dei piedi, staccarsi dalla propria tranquillità per passare sul cammino del servizio.
Francesco ha raccolto questo gesto di Gesù come l’espressione stessa della sua vocazione e quella dei suoi frati, i frati minori :
“Colui che vuole essere il più grande, si faccia il più piccolo, il minore”.

Estratto da un testo di Fr. Ignace Etienne Motte