Colloquio sulle adozioni a distanza

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L’1 e il 2 maggio 2015 si è svolto a Roma un incontro sulle adozioni a distanza, che ha visto riunite una decina di _DSC8138suore dell’Istituto, tra membri del Consiglio generale, suore in missione nei paesi africani, in particolare Togo, Burkina Faso e Congo, suore impegnate in Europa nelle associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale e i rappresentanti di queste associazioni legate al nostro Istituto. E’ stato un momento molto ricco di scambi e condivisioni. Siamo stati aiutati nella riflessione dagli interventi di Alessandra Aula, Segretaria generale dell’International Catholic Child Bureau (BICE), esperta di diritti dei bambini, e suor Mary Lembo, psicologa togolese, che ha proposto una relazione dal titolo « Quale collaborazione con le famiglie per un accompagnamento integrale dei bambini? ».

Dalle due relazioni e dai diversi interventi è emerso che l’adozione a distanza non è un gesto di solidarietà semplice, che si esaurisce nel momento in cui si dona il denaro, ma un’azione caritativa più esigente, che mira ad uno sviluppo integrale del bambino. Crea un legame che si nutre di gratuità, nella logica del dono, di responsabilità a diversi livelli, di reciprocità.

IMG_8272I risultati dell’aiuto finanziario, finalizzato alla scolarizzazione, implicando diversi attori (parenti adottivi o donatori, missionarie, famiglie dei bambini, bambini e tutti coloro che ruotano intorno a loro, come ad esempio la famiglia allargata, la scuola, la parrocchia, il villaggio), sono a lungo termine e comportano un grande beneficio per l’intera società.

Un ruolo fondamentale è sicuramente quello della famiglia, da intendersi nella sua accezione più larga, come dimostra l’uso della parola «fratello», che oltre ai membri appartenenti alla stessa famiglia, può indicare anche persone con le quali non si ha un legame di sangue, ma che provengono dallo stesso villaggio o parlano la stessa lingua. L’educazione dei bambini dunque non concerne solamente i genitori biologici, ma ogni SEAMI 2 (2)adulto della comunità. Per questo motivo, tutti gli abitanti di un quartiere o di un villaggio sono chiamati papà o mamma. Può succedere che un genitore affidi il proprio figlio ai nonni, agli zii, a un membro della famiglia allargata (del villaggio, clan, etnia…). Quando questo succede, il genitore si disinteressa dell’educazione del figlio non per mancanza di attenzione o affetto, ma semplicemente perché un suo intervento potrebbe essere interpretato come una mancanza di fiducia nei confronti della persona cui il bambino è stato affidato. In un tale contesto può accadere che un minore adottato a distanza venga lasciato totalmente alle cure delle suore sul posto, considerate l’alter ego dei padrini in Europa. Un rischio delle adozioni a distanza potrebbe essere quindi la deresponsabilizzazione dei genitori e delle famiglie, escluse dal percorso educativo dei loro figli. Da qui la necessità di trovare strategie per rinforzare la collaborazione con le famiglie d’origine dei bambini, affinché si sentano protagoniste e responsabili.

Recita un proverbio popolare africano: “aiuta una persona a prendere il pesce, piuttosto che servirglielo sul piatto già pronto”. Nel futuro sarà necessario incentivare la formazione di tutti i protagonisti, incrementando gli incontri periodici su cosa sia l’adozione a distanza e quali siano i suoi obiettivi. Siamo consapevoli che si tratta di un lavoro esigente, ma che non mancherà di produrre i suoi frutti.

Sr Graziella